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Béatrix de Blacas si racconta all'equipe Rubi antiqua

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Béatrix de BLACAS d’AULPS è una delle discendenti dirette di Pierre Louis Jean Casimir de Blacas d’Aulps, meglio conosciuto come duca de Blacas (1771- 1839), protagonista della Restaurazione in Francia. Politico appartenente al partis royaliste e Pari di Francia, Blacas è stato ambasciatore di Francia a Napoli e a Roma per poi diventare, nel decennio 1820-1830, un appassionato collezionista di antichità e un mecenate di fama internazionale.

L’equipe Rubi antiqua ha avuto l’onore di analizzare una parte dei preziosi documenti custoditi negli archivi della famiglia Blacas, conservati presso il Castello d’Ussé, a Rigny-Ussé nella provincia Indre-et-Loire. Tali ricerche hanno permesso di far rivivere la figura di quest’aristocratico erudito, una personalità importante della Francia del XIX° secolo. Impariamo a conoscerlo attraverso le parole di una delle sue discendenti dirette, custode della memoria familiare, che ci ha gentilmente concesso un’intervista.

L’intervista a Béatrix de Blacas

Rubi antiqua : potrebbe presentare ai nostri lettori il suo illustre antenato partendo dal contenuto degli archivi di famiglia? C’era una frase ricorrente nelle sue missive oppure un motto particolarmente rappresentativo della sua personalità?
Béatrix de Blacas: Il mio antenato Casimir de Blacas è nato nel 1771 ad Avignone, in Provenza. Della sua infanzia sappiamo solo che i genitori sono stati protagonisti di una contesa legale che li ha rovinati e che il nonno paterno si è premurato di farlo viaggiare attraverso la Francia, prima di avviarlo agli studi militari. Quando in Francia scoppia la Rivoluzione, Casimir è capitaine de Dragon.

Lo scritto più rappresentativo della sua condotta di vita è la dichiarazione inserita nella Gazette de Paris del 1791, in seguito all’abolizione della nobiltà ereditaria. Blacas sottolinea le sue origini di gentiluomo di Provenza, e ricorda che i suoi antenati si fregiavano del titolo di signori della città d’Aulps per grazia di Dio, affermando che tale nobiltà non poteva essergli tolta.

Non posso che riportare il testo, a sostegno del motto «Pro Deo Pro Rege » che accompagna il suo nome: “Dichiaro nuovamente di esser nato e di voler morire nella religione cattolica apostolica romana, che i miei antenati hanno sempre professato, di essere pronto a versare fino all’ultima stilla del mio sangue per sostenere i principi di questa Santa Religione, a rischiare mille volte la mia vita per restituire al migliore e al più sfortunato dei monarchi la legittima autorità che gli è stata sottratta da traditori e usurpatori, di vendicare l’augusta sposa dagli atroci complotti orditi a scapito della sua esistenza e infine di esser pronto a rendere al corpo del quale ho l’onore di far parte, il suo rango e i suoi diritti.  Ecco i valori ai quali giuro fedeltà in vita e per i quali sono pronto a morire, restando fedele al mio Re legittimo e ai Principi del casato di Borbone, degni del sangue del grande Henri.”
Porterà avanti questo impegno fino alla morte, chiedendo di essere sepolto in esilio ai piedi del suo Re Charles X, nella cappella dei Cappuccini di Nova Gorica.
Durante il periodo trascorso all’Estero si avvicina al visconte d’Avaray, favorito del conte di Provenza (il futuro Luigi XVIII°). Grazie a d’Avaray sviluppa le sue conoscenze artistiche. Si recheranno insieme dall’incisore Santarelli e presso mercanti d’incisioni e di quadri. In tali occasioni Blacas affina il suo gusto e comincia ad ordinare e ad acquistare numerose opere d’arte. Durante la sua permanenza in Italia, incontrerà i maggiori esponenti dell’alta società dell’epoca, con la quale conserverà numerosi legami.

Al ritorno dall’Italia il re Luigi XVIII° lo nominerà Pari di Francia, e poi duca de Blacas. Les Cent Jours e il complotto ordito ai suoi danni metteranno fine alla sua carriera politica presso la corte di Francia. Blacas viene invitato all’ambasciata di Roma, poi presso la Santa Sede per negoziare il concordato e infine sarà a Napoli.
Dal 1815 al 1830 la sua carriera diplomatica lo avvicina ai centri nevralgici del potere in Italia. Una posizione che si rivelerà preziosa per la creazione della sua collezione. Per finire non posso non parlarvi dell’uomo nel suo privato. Molto timido di natura, Blacas è stato spesso definito altero, adulato dagli amici e detestato da coloro che lo conoscevano solo superficialmente. Ferdinand de Bertier de Sauvigny scrive di lui in occasione di un incontro avvenuto a Londra:
“Non era più così distante, così freddo e così difficile da avvicinare come a Parigi, ma un uomo la cui conversazione avvincente vi porta a provare dispiacere quando questa si interrompe”.
Ha saputo attendere dieci anni per sposare la donna che amava, Félicie de Montsoreau, con lei è diventato padre di quattro figli. Ligio al dovere, non smetterà mai di “servire” la famiglia reale, anche se nella corrispondenza con la moglie emerge in più punti il desiderio di ritirarsi dalla vita politica per vivere in pace con lei e la sua famiglia.

Coltivare la memoria storica

Ra : Appassionata di storia come il suo antenato, si occupa della salvaguardia delle memorie della famiglia. Qual è il percorso che l’ha portata a diventare la custode dell’archivio privato? Quali principi guidano il suo lavoro?
BdB: Come tante altre, anche la mia famiglia è sempre stata legata al suo passato, alla memoria di ciò che ci ha resi come oggi siamo e al dovere che abbiamo di preservarla.
Per quel che ricordo ho scoperto la genealogia di famiglia da adolescente, quando la nonna paterna mi ha parlato dei documenti che conservavamo e ai quali mi sono progressivamente appassionata. Credo che tutto sia partito dalla scoperta dei miei antenati. Leggendo la corrispondenza ho incontrato personaggi che mi hanno conquistata, come in un romanzo. Ho sviluppato così il desiderio di conoscerli meglio. Erano al tempo stesso lontani nel tempo, ma vicini grazie alle testimonianze che ritrovavo. Mio padre, allora, ha iniziato a trasmettermi tutte le domande di coloro che cercavano maggiori informazioni sui nostri archivi, che solo io conoscevo così a fondo. Sono diventata responsabile dei fondi a cui tengo molto e, a forza di trascorrere del tempo tra questi documenti, mi sono resa conto della necessità della loro conservazione per le generazioni future.
Attualmente mi occupo di riunire, selezionare e trascrivere gli inventari esistenti affinché le generazioni a venire possano accedere facilmente alle carte della famiglia, e i ricercatori possano essere informati in modo più preciso. C’è ancora molto lavoro da fare.

Migliorare la conoscenza dell’epoca

Ra : Voi permettete di accedere agli archivi solo a pochi ricercatori selezionati. Che tipo di classificazione è stata scelta? Avete pensato di pubblicarli, anche solo parzialmente?
BdB : In passato i miei nonni hanno permesso l’accesso all’archivio del primo duca di Blacas a uno storico di cui non farò il nome, il cui comportamento li ha portati a rifiutare ogni nuovo accesso a tali archivi.
Si tratta dei documenti pubblici e privati del mio antenato, al quale siamo legati da un vincolo fortissimo e sacro. Non ci consideriamo i proprietari di questo patrimonio, ma i depositari che dovranno renderne conto alle generazioni future.
Su mia richiesta la nonna, dopo essere rimasta vedova, ha concesso il permesso di riaprire gli archivi a ricercatori degni di fiducia.
Tali archivi sono stati ordinati dopo la morte del primo duca di Blacas, ma non so ancora da chi e per conto di chi. Sono soddisfatta di alcune classificazioni, di altre meno, le carte ordinate in questo modo formano un insieme che preferisco conservare inalterato. Alcune piccole parti degli archivi sono state già pubblicate, in generale non sono contraria a progetti di pubblicazione dei carteggi.

Unire le prospettive

Ra : Il contatto con l’equipe Rubi antiqua nasce dall’interesse del duca di Blacas verso le antichità di Ruvo, oggetto di studio del progetto di ricerca franco-italiano. Dalla corrispondenza privata tra Giovanni e Giulio Jatta, fondatori della collezione Jatta, si evince che il duca de Blacas ha partecipato ad una serie di campagne d’acquisto di vasi antichi nella cittadina dell’Italia meridionale. Rileggendo gli scambi epistolari tra i due fratelli Jatta, Daniela Ventrelli, responsabile scientifico del progetto, ha rintracciato i dettagli e lo scopo della permanenza in Puglia dell’importante collezionista francese.
BdB : Ero completamente all’oscuro di tale episodio che mi è stato rivelato da Daniela e sarei felice di ritrovare altre informazioni. Blacas si è recato a Ruvo in incognito, ha alloggiato sotto un’altra identità presso l’arcidiacono Caputi e ha acquistato tre rhyta da quest’ultimo, per poi raccontare l’accaduto a Durand, un altro grande collezionista dell’epoca. Perché ha agito in tal modo? Probabilmente, essendo collezionista e uomo d’affari, teneva particolarmente ad arricchire la sua collezione di oggetti provenienti da Ruvo. La famiglia Jatta proteggeva le antichità locali e sarebbe stato difficile per un collezionista noto come Blacas, riuscire ad acquisirle ad un prezzo ragionevole. La messa in scena è una prova dell’importanza che Blacas accordava ai reperti provenienti da Ruvo.

Ra : È stata sorpresa di sapere che il suo antenato era interessato ai vasi di Ruvo e alle antichità pugliesi?
BdB : Sapevo che Blacas aveva commissionato degli scavi intorno a Napoli e a Roma.
L’Italia è un paese ricco di opere d’arte e ogni regione ha le sue caratteristiche specifiche. Non è raro che un collezionista s’interessi ad opere provenienti da diversi siti. La collezione del primo duca di Blacas riflette questa varietà, sia per le macro-categorie come l’egittologia, le antichità greche e romane e le arti islamiche, che per la loro strutturazione interna che riunisce ceramiche, gioielli, glittica e sculture. Sono stata, invece, sorpresa nel non aver mai trovato traccia della sua presenza in questa zona d’Italia (Ruvo). Tale scoperta prova che ha esplorato ancora di più il vostro Paese di quanto io ne fossi a conoscenza.

Ra : Crede che la collezione Jatta e la collezione Blacas abbiano dei punti in comune?
BdB : Penso che i collezionisti facciano tutti parte di una specie di grande famiglia, unita dalla passione per gli oggetti e per le storie che essi rappresentano. È interessante mettere in parallelo le due collezioni. Gli Jatta hanno riunito la propria raccolta allo scopo di conservare in loco il patrimonio della città natale, e sono riusciti a trasmetterlo intatto fino ad oggi, con un impegno che considero ammirevole.  Blacas ha voluto riunire diverse meraviglie dell’antichità, mostrando un ventaglio della grandiosità del passato in un territorio più vasto di quello corrispondente al bacino del Mediterraneo. Tale collezione di opere provenienti da diversi Paesi, si trova dal 1866 al British Museum di Londra.
Riportando il tutto ad oggi, in un contesto nel quale si rimettono in causa le esportazioni massive di capolavori dell’antichità dai Paesi d’origine, e si riflette sul bisogno di avere la cultura a portata di mano, alla luce dei recenti e drammatici eventi che hanno distrutto per sempre alcuni tesori dell’antichità, queste due collezioni dimostrano che lo scopo più importante resta la salvaguardia del patrimonio del passato.

Gli Jatta e Blacas erano diversi ed hanno collezionato in maniera differente, ma erano uniti da una passione comune.

Ra : Seguirà mai i passi del suo antenato, partendo per visitare Ruvo di Puglia?
BdB : Devo ammettere che non sono una grande viaggiatrice. Preferisco lasciarmi trasportare nel tempo e nello spazio dai libri, piuttosto che dagli imprevisti dei viaggi.
Tuttavia quest’angolo d’Italia mi attira particolarmente. I cataloghi della collezione Jatta e il riferimento ai siti che il mio antenato ha scavato nei pressi di Napoli, hanno stimolato la mia curiosità.

Un altro motivo mi spinge verso la regione di Ruvo (per non ripetere Puglia). Ho appena scoperto che i miei antenati erano legati alla corte angioina in Puglia e si sono stabiliti a Trani per ben tre generazioni.
Tra qualche anno mia figlia sarà più grande e vorrei farle scoprire l’Italia. Sarà l’occasione per ripercorrere i passi dei nostri antenati e permetterle di sviluppare il suo gusto artistico.

Ra : Cosa pensa del progetto Rubi antiqua e qual è il suo augurio per l’equipe di ricerca?
BdB : L’approccio di Rubi antiqua che passa attraverso il prisma di un sito archeologico e non degli archeologi o delle personalità che l’hanno esplorato, mi sembra molto più efficace per rimettere nel loro contesto e analizzare al meglio gli oggetti provenienti dagli scavi del XIX° secolo.
Se questi scavi hanno permesso in un primo tempo di scoprire o riscoprire l’antichità, hanno anche rimosso preziose indicazioni sulle condizioni di conservazione delle opere. Concentrandosi sul sito archeologico e sugli oggetti identificabili con certezza, il progetto Rubi antiqua dovrebbe permettere di correggere alcuni errori del passato.
Sul sito di Ruvo i ricercatori avranno l’occasione di studiare con precisione gli scavi del XIX° secolo, ma anche tutti i professionisti coinvolti a vario titolo: archeologi, restauratori, collezionisti, appassionati.
L’asse del collezionismo franco-italiano permette di valorizzare il legame tra i nostri due Paesi, di esplorare il fascino che l’Italia esercita da sempre sui francesi e che ha ispirato i nostri artisti. Inoltre, tale asse consente ai ricercatori di consultare archivi di diversi Paesi, che riflettono approcci differenti.
Grazie al convegno, ai documentari e all’esposizione destinati a diversi tipi di pubblico, l’équipe Rubi antiqua contribuirà alla scoperta o alla riscoperta di Ruvo, rendendole l’importanza che ha avuto in passato.

Il progetto Rubi antiqua è vasto e articolato in numerose ricerche, all’equipe il mio augurio di riuscire in tutte le sue sfide.

Al di là del progetto legato alla città di Ruvo, spero che tale programma sia d’esempio per altri ricercatori che vogliano realizzare progetti simili, collegati ad altri siti archeologici.

L’intervista a Béatrix de Blacas è disponibile in francese al link.

©Rubi antiqua
Tutti i diritti sul testo, l’audio e l’immagine sono riservati e si invita a contattare direttamente l’ufficio stampa per ogni citazione.

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